Quattro giorni in cammino nelle Foreste Casentinesi

Posted on 6/08/2019

Il team di Boschi Romagnoli al gran completo (grandi e piccoli) è da poco rientrato da un trekking vacanziero di quattro giorni nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Pubblichiamo un piccolo racconto di viaggio, scritto da Alice, per risvegliare lo spirito d’avventura delle famiglie e dare qualche spunto per camminare insieme nelle nostre splendide foreste.

Una precisazione: se non siete soliti fare escursioni con i vostri bambini, questo itinerario può risultare troppo impegnativo; alla fine di ogni tappa trovate “l’angolo tecnico” con itinerario, lunghezza e dislivello affrontati.

Cliccate sulle fotografie per ingrandirle. Buona lettura!

Lunedì 22 luglio 2019 – I preparativi

Dove andare? Dove fermarsi? Stendiamo la cartina dei sentieri sul tavolo della cucina e decidiamo insieme il percorso migliore per noi, per le nostre capacità, le piccole gambe (Emilia ha quasi 10 anni e Riccardo 7); quello che ci permetterà di arrivare ogni sera in un letto piuttosto comodo e di consumare un pasto caldo.

Siamo emozionati. E’ la prima volta che facciamo un viaggio a piedi tutti e quattro assieme. Prepariamo gli zaini, devono essere leggeri e insieme contenere tutto il necessario, saranno loro la nostra vera casa per questi 4 giorni.

Martedì 23 luglio 2019 – Prima tappa: Fiumicello – Rif. Fontanelle

La nostra avventura comincia da Fiumicello, località di Premilcuore (FC), nella valle del Rabbi.

Parcheggiamo la macchina e dopo la foto di rito e un caffè siamo pronti per partire. Marco è allenato, ma io e i bambini meno e ci stenderemmo volentieri sotto una quercia al fresco. Prendiamo il sentiero e subito siamo circondati dal verde umido del bosco; foglie larghe, cascatelle, specchi d’acqua dove nuotano piccoli girini. Il fiume ci tenta. Costeggiamo il mulino Mengozzi, un antico mulino a pietra che nel weekend è possibile visitare e vedere in funzione. Proseguiamo lungo il sentiero 307 e iniziamo a salire, salire, salire; il corpo si ribella e i bambini iniziano a chiedere “quanto manca?”; un mantra che continuerà per tutta la giornata.

Le prime ore del cammino sono le più faticose, forziamo l’abitudine, cambiamo gli schemi, continuiamo a salire.Ci fermiamo per una pausa in un punto panoramico. Stendiamo le magliette sudate sui rami di un albero. Da qui lo sguardo può spingersi lontano, osservare con orgoglio la strada già percorsa; guardare il prossimo obiettivo. Queste pause ci consegnano una visione di insieme; ciò che durante il cammino appariva come sasso o pianta diventa montagna, diventa bosco. Barrette, nocciole e marmellata a cubetto. Si riparte.

Ora attraversiamo un pascolo (senza mucche), il paesaggio cambia, si scalda; qua e là spunta un vecchio ciliegio, un pero, fiori popolati da insetti ronzanti. “Quanto manca, quanto manca?” Le righe bianche e rosse dei segnavia mi fanno compagnia, riconducono il selvaggio all’universo di segni e simboli che conosco. Prima del pranzo la salita, con la pancia piena è meglio scendere.

Eccoci in cima. Colla di Pian di Mezzano, 1020 m sul livello del mare. Possiamo mangiare il nostro panino con fesa, pomodoro, insalata e formaggio spalmabile, olio e sale q.b.. Crostatina al cioccolato come dessert.

Ci stendiamo sotto gli alberi, sopra solo verde e qua e là qualche macchia di cielo. Quanto è piacevole guardare questa cortina verde di foglie! Quando si fermano le chiacchiere ci accorgiamo del silenzio e nel silenzio il fischio di un rapace.

Ci rimettiamo in cammino per raggiungere il rifugio Fontanelle dove ci fermeremo per la notte. Marco fa un servizio fotografico ad una Rosalia alpina di azzurro vestita che passeggia su una grossa cacca di mucca. L’ombra dei faggi accompagna l’ultima parte del nostro cammino. “Ma quando arriviamo?” Il sentiero si fa morbido e marrone di foglie. Verde di muschio, felci e distese gialle di senecio.

Davanti al cippo che commemora sei ragazzi partigiani uccisi ci fermiamo e leggo ai bambini la loro storia. I luoghi restituiscono voce alla storia. Ripartiamo. Il rifugio sembra non arrivare mai. Eccolo, finalmente. Immersa nel bosco una piccola casa in pietra e legno, fuori i tavoli con tovaglie a quadri e due amache. Ci concediamo un aperitivo con birra artigianale e succo di lampone (buonissimo!). I bimbi esplorano il rifugio, sono entusiasti; ci sono letti a castello di legno, una finestra che incornicia con la sua pietra il bosco. Ci togliamo le scarpe e mettiamo le infradito, che goduria stare con i piedi nudi!

Piedi nudi, doccia e vestiti puliti ci rimettono in sesto così decidiamo di fare un’ultima passeggiata per raggiungere un posto panoramico, che secondo Marco dobbiamo assolutamente vedere. Sono le 18.30 e fa piuttosto freddo, una sensazione piacevole dopo l’afa della città. Con i pile ci mettiamo in cammino e arriviamo in una decina di minuti alle Balze delle Rondinaie. Qui il sole ci scalda mentre ci godiamo il paesaggio accoccolati su una roccia.

Al ritorno ci aspetta un’ottima cena (fusilli e melanzane, zucchine e uova, tortino di ricotta e spinaci). Con la crema all’arnica di Vienna, guida AIGAE che in questo periodo gestisce il rifugio, rinfresco le gambe piuttosto doloranti e poi a nanna.

Ci infiliamo nei sacchi lenzuolo e spegniamo la luce.

L’ANGOLO TECNICO

Itinerario: Fiumicello – Colla di Pian di Mezzano – Poggio Bini – Rif. Fontanelle

Lunghezza: 8 km; Dislivello: +800 m / -80 m (circa)

Pernottamento presso: Rifugio “Le Fontanelle” (www.rifugiofontanelle.it)

Pianta del giorno: Senecione di Fuchs (Senecio ovatus)

Animale del giorno: Cerambice del Faggio (Rosalia alpina)

Note: niente acqua lungo l’itinerario

Mercoledì 24 luglio Seconda tappa: Rifugio Fontanelle – Campigna

Svegliarsi nel bosco è tutta un’altra cosa. Rimarrei ferma per ore, appoggiata sulla pietra, a guardar fuori gli alberi altissimi, mentre il fresco della mattina mi dà il buongiorno. “Mamma, la tavola è super imbandita!” La colazione ci aspetta su uno dei quattro tavoli in legno nella piccola sala da pranzo: latte, yogurt, cereali e pane con la marmellata. Abbiamo fame.

Marco svuota e riempie nuovamente gli zaini, un rito mattutino che ci permette di avere sempre tutto in ordine e accessibile durante il cammino. Oggi stessa maglia e stessi calzini. Ringraziamo per l’accoglienza e siamo pronti per ripartire.

I bambini si sono riposati per bene e oggi sono carichissimi. Mi distanziano di svariati metri. “Mamma sei lenta!” Oggi si contendono lo zaino, tutti e due vorrebbero portarlo. Nella faggeta ombrosa e fresca saliamo con piacere. Incontriamo altre persone nel bosco, ieri nessuno. Questo è uno dei punti più frequentati del Parco. Stiamo raggiungendo la cima più alta della Romagna, il Monte Falco (1658 m). Ecco, una fonte. Sodo dei Conti. Riempiamo le borracce di acqua fresca. Saliamo ancora e ci ritroviamo su un pianoro erboso, qua e là cespugli di mirtilli. Il sentiero finisce in prossimità di una panchina di legno, trono dei camminatori sul balcone della Romagna.

C’è la coda per sostare e bisogna aspettare il proprio turno per osservare il panorama: la vallata di Castagno d’Andrea e San Godenzo, e la piana di Barberino del Mugello, luoghi toscani. Mi colpisce un monte completamente verde di chiome, Marco mi dice che lo abbiamo appena attraversato (Pian delle Fontanelle).

Ripartiamo e iniziamo a scendere. Ci aspettano i Prati della Burraia per il pranzo. Vienna, del rifugio Fontanelle, ci ha preparato alcuni panini e colorate albicocche. Lungo il sentiero alberi contorti ricordano scene di sogni, i bambini si arrampicano e anche Marco fa loro compagnia. Qui si vogliono fermare a giocare. Un faggio è abbastanza spazioso per tutti e tre, un ramo a testa. Scendiamo. Indico ai bambini la pianta di Iperico, così possono iniziare a riconoscerlo. Fiore giallo, foglie piccoline; l’anno scorso a “L’importanza di essere piccoli”, un bellissimo festival nell’Appennino bolognese, abbiamo imparato a fare una crema per le scottature.

Ecco. I Prati della Burraia. Arrivi e inizieresti a correre. Un sentiero taglia l’erba morbida, ora gialla, altrimenti verde. Cerchiamo un posto all’ombra per il pranzo, troviamo un albero appendi-magliette e “Buon appetito!”. Tutto è più gustoso in montagna, il corpo si muove e apprezza di essere ricaricato.

Oggi non siamo poi così stanchi e ripartiamo subito. Dobbiamo scendere fino in Campigna e di lì a Villaneta, il rifugio dove ci fermeremo per la notte. Nello zaino abbiamo maltagliati, fagioli e una cipolla che aspettano di essere cucinati. La discesa, mi dicono i bambini, non finiva più, era lunga e infinita. All’ombra dell’abetina continuiamo a scendere giù. La discesa per le gambe è piuttosto faticosa e cerchiamo di camminare a zig zag. Un formicaio gigante di formica rufa. Ci fermiamo ad osservarlo. E poi di nuovo giù fino alla Campigna.

L’aria è più calda così ci concediamo una bevuta rinfrescante, succo di lamponi e lemon soda all’Hotel Scoiattolo. Compriamo vino e crostata per la cena. Che cottura! Siamo sudati e stanchi, ma dobbiamo scendere altri trenta minuti per raggiungere il rifugio Villaneta, una casona in pietra immersa nel bosco che viene data in autogestione. Arrivi lì e il tempo si ferma. Iniziamo ad essere davvero stanchi, ma in lontananza vediamo la forma di una casa e finalmente eccoci arrivati. Possiamo metterci comodi, doccia, infradito e vestiti puliti.

I bambini giocano, mentre io preparo la cena con attenzione nuova. Affetto la cipolla, l’acqua gorgoglia sul fuoco e dopo pochi minuti l’aria profuma. Marco ha acceso il fuoco, in casa faceva freddo. Davanti al camino verso nei piatti la pasta e fagioli, si mangia! Due piatti a testa e poi una briscola veloce con gli occhi che si chiudono.

“Ho visto una lucciola femmina e gli occhi di un daino”, Marco ci accompagna fuori. Nella notte un ghiro corre veloce sul ramo di un acero. Poi andiamo a nanna, anche stasera siamo troppo stanchi per aspettare le stelle.

L’ANGOLO TECNICO

Itinerario: Rif. Fontanelle – Passo Piancancelli – Monte Falco – Prati della Burraia – Fosso Abetio – Campigna – Rif. Villaneta

Lunghezza: 11,5 km; Dislivello: +300 m / -850 m (circa)

Pernottamento presso: Rifugio “Villaneta” (www.facebook.com/rifugiovillaneta)

Pianta del giorno: Iperico (Hypericum perforatum)

Animale del giorno: Formica Rossa (Formica rufa)

Note: per il pernottamento a Campigna si può far riferimento anche all’albergo “Lo Scoiattolo” (www.albergoloscoiattolo.it) e all’hotel “Granduca” (www.albergogranduca.it).

Giovedì 25 luglio – Terza tappa: Campigna – Corniolo

Emilia ci sveglia tutti: una mosca è entrata nel suo sacco lenzuolo. L’aria è già calda. Dobbiamo affrontare la salita per la Campigna. Faremo colazione lì. Mettiamo in ordine il rifugio e siam pronti per partire. Saliamo, saliamo, saliamo. In cima riempiamo le borracce alla fontana vicino al posteggio dei camper. Oggi per pranzo tortelli alla lastra. Ci fermiamo a comprarli all’Alpen Bar, lungo la strada.

Io e i bambini siamo piuttosto stanchi e soprattutto abbiamo un pensiero fisso. “La piscina!!!!” Stasera soggiorneremo all’hotel Leonardo dove ci aspetta un bel bagno. Non vediamo l’ora, così Marco sceglie un sentiero più breve per il Corniolo.“Camminiam, camminiam, si sta benone sì! Ci piace tanto camminar, di buon passo andiam!”. Canticchio la canzoncina de “Il mio vicino Totoro” mentre proseguiamo il cammino. Dopo aver percorso il viale del Granduca con i suoi maestosi tigli prendiamo la vecchia mulattiera per i Tre Faggi. Marco ci racconta che questa era la vecchia strada che portava in Campigna e io provo ad immergermi in un passato senza automobili, quando il paesaggio scorreva lento, come il passo degli uomini.

Un pezzo di tronco ricorda ai bimbi un rinoceronte, a me una vipera dal corno. Ogni tanto ci fermiamo a raccogliere un pezzo di plastica, storcendo il naso nel vederla sulla terra. Abbiamo un sacchetto per i rifiuti. Ogni sera lo svuotiamo. Sulla statale, vicino a un bidone, troviamo un sole di cartone (e mi viene in mente la canzone della Bandabardò), decidiamo di appenderlo allo zaino. Ci fermiamo per una pausa prima di imboccare il sentiero di crinale, da qui il panorama si apre sul Bidente di Campigna.

L’aria risuona del canto delle cicale, difficili da scovare sugli alberi dove cantano senza sosta. Sgranocchiamo nocciole, cioccolato, cocco e anacardi, la copertina del mix di frutta secca promette bellezza, Marco dice che diventeremo tutti come la donna della pubblicità e la imita. I bambini ridono. Sul crinale è caldo, tratti ombreggiati da querce, frassini e carpini lasciano spesso il posto a pietraie assolate.“Ma la piscina?”, “Ancora non si vede?”.

Continuiamo a camminare sotto il sole, crema 50 e cappellino. Ad un certo punto appare un rettangolo azzurro in fondo alla valle. Marco ci spiega come raggiungerlo. Dobbiamo arrivare al castello di Corniolino e poi scendere, un pezzo di strada asfaltata e si arriva. Cominciamo ad andare più svelti. Riccardo vede sul sentiero un cervo volante. “E’ caldo sul serio!” Camminiamo. E’ caldo! E poi scendiamo e costeggiate alcune case imbocchiamo la strada per l’Albergo. Oltrepassiamo il piccolo ponte sul fiume e ci buttiamo sulle sedie di un tavolino.

Chiediamo lemon soda (bevanda del cammino!) e riprendiamo le forze per poi tuffarci (docciati) in piscina. La fatica e il caldo aumentano a dismisura il piacere delle piccole cose. Per noi una bevanda al limone è quanto di più rinfrescante e dissetante ci sia e il bagno in piscina è un incanto. Tuffi di testa, nuotate. A me piace guardare, pancia in su, il cielo, le nuvole e il verde degli alberi.

Una doccia. Riccardo si addormenta sul letto a castello. Io e Emilia scendiamo, abbiamo tanta fame e non riusciamo ad aspettare la cena. Scegliamo un pacchetto di patatine. Guardiamo Holly e Benji (non guardiamo la tv a casa, ma oggi son talmente stanca che rimarrei a guardare lo schermo anche se fosse spento.). E’ una stanchezza bella, dolce. 19.30 E’ pronta la cena! Cappelletti in brodo, scaloppine, zucchine, erbette, patate e per finire zuppa inglese. Oggi nella pancia c’è posto per tutto. E poi è buonissimo. Con le gambe stanche saliamo in camera. In diretta la nazionale di pallavolo femminile.Che bello dormire tra le lenzuola. “Buonanotte”.

L’ANGOLO TECNICO

Itinerario: Rif. Villaneta – Campigna – Tre Faggi – Monte della Maestà – Corniolino – Lago di Corniolo

Lunghezza: 9 km; Dislivello: +250 m / -600 m (circa)

Pernottamento presso: Hotel Leonardo (www.hotelleonardo.net)

Pianta del giorno: Ginepro comune (Juniperus communis)

Animale del giorno: Cicala

Note: niente acqua lungo il sentiero; brevi tratti di asfalto, sentiero di crinale Tre Faggi – Corniolino molto assolato

Venerdì 26 luglio – Quarta tappa (l’ultima): Corniolo – Fiumicello

La malinconia è inevitabile quando si deve tornare, ma il viaggio a piedi opera anche questa magia: cammino e la mente si libera dai troppi pensieri; cammino e rimango ancorata al presente. Partiamo a piedi dall’Albergo dopo una gustosa colazione (Emilia ha gradito molto la torta di fragole); Riccardo fa due coccole ad un gattino nero e siamo in strada. Pausa caffè, pausa al Bel Posto di Adriana, dove compriamo quattro tortelli alla lastra che ci rifocilleranno durante il pranzo. Qua sulle montagne ci sentiamo a casa.

Continuiamo a fare pause questa mattina, ma è meglio mettersi in cammino. Dovremo affrontare la salita fino al Passo della Braccina e poi scendere a Fiumicello dove ci aspetta la macchina. La prima parte di strada è asfaltata, notiamo un gruppo di mucche stese all’ombra di una grande quercia. Fa già piuttosto caldo. Iniziamo a salire seguendo un sentiero che sembra poco frequentato. Il passo è visibile, evidenziato da un traliccio della corrente elettrica. La fatica si fa sentire, anche se ormai siamo più allenati. Ci bagnamo la testa con l’acqua. una testa sotto l’altra per sfruttare l’effetto cascata e non sprecarla. Alcuni cani abbaiano in lontananza per difendere il loro territorio. E’ molto caldo ed è faticoso continuare; per fortuna arriviamo. Ci sono due tavolini di legno, le panche e un panorama mozzafiato sulla vallata.

In montagna è curioso vedere la propria meta e dopo averla raggiunta osservare il punto di partenza: Corniolo è lontano. Sembra impossibile aver percorso tutta questa strada. Appendiamo le magliette e i calzini alla staccionata e scaldiamo i tortelli su una pietra calda di sole. Biscotti e marmellata per dolce. Questo è il più bel ristorante che ci sia. Fa un po’caldo però, quindi decidiamo di ripartire. Ora dobbiamo solo scendere. Sull’altro versante il clima cambia, l’aria è più fresca. Camminare all’ombra è un lusso che ci concediamo.

Un tratto di sentiero è piuttosto esposto a causa di smottamenti dovuti alla pioggia. Lo attraversiamo con attenzione (Marco avrà cura di segnalarlo al Parco). Nel versante opposto si scorge il Rifugio Pian di Rocchi, vicino a un pascolo in cui dei cavalli brucano l’erba con calma. La discesa dura a lungo e l’acqua comincia a scarseggiare. Beviamo a piccoli sorsi. Costeggiamo diversi ruderi, alcuni molto grandi; un tempo le persone conducevano una vita semplice tra questi monti e hanno lasciato tracce del loro soggiorno. Muri di pietra, belle travi in legno, terrazzamenti, un vecchio ciliegio che forse faceva ombra ai contadini sull’aia. A fianco del sentiero si ergono vecchi e imponenti castagni. L’ultimo rudere prima dell’arrivo si chiama la Cavina; l’anno scorso lessi alcuni libri per i compagni di asilo di mio figlio davanti all’ingresso. Ci ricordiamo che da lì manca poco per raggiungere il ristorante Fiumicello.

Cominciamo a scendere veloci rimbalzando tra l’uno e l’altro il grido dei sette nani “Ehi hooooooooo”. Finalmente il fiume. Lavare la faccia con l’acqua fresca è bellissimo. Arrivati al Ristorante Fiumicello, ordiniamo Lemon soda e ci sediamo, stanchi ma contenti, ad un tavolino. Poi mettiamo i vestiti puliti e iniziamo la discesa verso casa, in macchina questa volta.

P.S. Vorrei concludere questo racconto condividendo la sensazione che ci si porta addosso i giorni successivi al cammino. E’ una sensazione prettamente fisica, non una nostalgia del viaggio. Vorresti ripartire a piedi. “Oggi che sentiero facciamo? Sono pronto”.

Viaggiare insieme lentamente, inoltre, unisce i partecipanti in un progetto comune e nella lentezza del passo si rivelano, misteriose, le bellezze della natura. Si ride, si scherza, si fa fatica, il corpo è in continuo movimento. Si apprezzano i piccoli doni di ogni giornata. Non posso quindi che augurarvi, prima di mettere il punto al mio racconto, buon cammino!

Alice

L’ANGOLO TECNICO

Itinerario: Hotel Leonardo – Corniolo – Camping Vivaio – Passo della Braccina – Cà di Sopra – La Cavina – Fiumicello

Lunghezza: 10 km; Dislivello: +550 m / -450 m (circa)

Elementi d’interesse: vecchi castagni e vecchi ruderi

Note: salita al Passo della Braccina calda e assolata; il sentiero 309 che scende a Fiumicello presenta alcuni tratti esposti e un punto in cui c’è stato un piccolo smottamento che rende pericoloso il passaggio.

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