La Via degli Dei, Bologna-Firenze in 5 giorni di cammino

cupola duomo Firenze

Posted on 19/03/2019

Ora che arriva la primavera, periodo ideale per i cammini, ho pensato di riproporre il mio piccolo reportage fotografico della Via degli Dei, che ho percorso, nel luglio del 2018, in compagnia di Dario, un mio caro amico e compagno di tante escursioni e bivaccate selvatiche. In cinque giorni di cammino abbiamo raggiunto Firenze, partendo da piazza Maggiore a Bologna. 130 km e ad ogni tappa un paesaggio diverso. Svalicato il passo della Futa, il massiccio del Falterona visto in lontananza, con l’inconfondibile parete rocciosa delle Balze delle Rondinaie, dava la sensazione di essere a due passi da casa e sembrava vegliare sul nostro cammino, come in epoca antica era solito fare per il popolo etrusco che viveva alle sue pendici.
Nella foto, la maestosa e ardita cupola del Brunelleschi, costruita a compimento del duomo di Santa Maria del Fiore, un edificio che ha segnato la storia delle Foreste Casentinesi e dell’abete bianco che vi prospera.

Il reportage è riproposto così, schietto, come l’avevo postato sulla pagina Facebook di Boschi Romagnoli (www.facebook.com/boschiromagnoli).

Cliccate sulle immagini per ingrandirle. Buona lettura!

Marco Clarici

PRIMA TAPPA

Cosa fa una guida escursionistica in ferie? Cammina ovviamente! Venerdì sera sono tornato dalla Via degli Dei, un cammino di 130 chilometri che collega Bologna a Firenze svalicando l’Appennino e ripercorrendo, in parte, l’antico tracciato della via Flaminia militare (Flaminia minor), strada costruita dal console romano Caio Flaminio nel 187 a.C. tra Bononia (Bologna) e Arretium (Arezzo). Nonostante sul web si trovino già tutte le informazioni utili a preparare questo cammino (uno dei viaggi a piedi che ultimamente sono pìù in voga in Italia) ho pensato di dare anch’io un piccolo contributo fotografico e didascalico.
Il primo giorno di cammino serve sempre ad entrare nello spirito del viaggio, collaudare la propria schiena e smussare avvicendevolmente piedi e scarpe. La prima tappa della Via degli Dei si presta bene a queste necessità, offrendo un percorso semplice e in gran parte pianeggiante. Dal centro di Bologna, si sale verso il santuario della Madonna di San Luca percorrendo il lungo porticato (1,52 km e 316 arcate, il più lungo del mondo) che porta sulla cima del Colle della Guardia. Ammirato il panorama da San Luca, si scende in direzione Casalecchio dove, arrivati al Parco della Chiusa, si segue un sentiero, pressochè pianeggiante, che affianca il corso del Reno e conduce, con un’alternaza di umidi tratti ombreggiati dal bosco ripariale e carrarecce aride e assolate, nella campagna di Sasso Marconi.
Tappa di riscaldamento, in tutti i sensi…

SECONDA TAPPA

La seconda tappa della Via degli Dei è, probabilmente, la più appagante dal punto di vista escursionistico.
Lasciate le campagne di Sasso Marconi, si entra nella riserva naturale del Contrafforte Pliocenico risalendone il boscoso versante settentrionale. Il Contrafforte è una lunga bastionata di arenaria, una paretona rocciosa che con le sue solide falesie fa la gioia di molti Bolognesi che praticano l’arrampicata. Superato l’abitato di Badolo, il sentiero di sposta sul crinale del Contrafforte regalando dei magnifici panorami sulla valle del Reno e sulla parete di roccia. La vista più bella e coinvolgente si ha, però, sulla cima del Monte Adone, punta più alta della riserva, con i suoi pinnacoli di arenaria, i crepacci e le pareti verticali che dominano il paesaggio.
Una volta scesi a Brento, si viene bruscamente catapultati fuori dall’idillo naturalistico e ci si ritrova a camminare per 9 km (a parte qualche breve tratto di sentiero) su una spietata strada asfaltata, fino all’abitato di Monzuno.
Tappa che lascia i panormi impressi negli occhi, ma anche il frinire delle cicale nelle orecchie: si attraversano dei tratti sentiero, tra i 300 e i 400 m di quota, in cui il loro canto diventa quasi assordante e capita che molte, con le loro incerte traiettorie di volo, ti si vengano a schiantare addosso…

TERZA TAPPA

Terza tappa: Monzuno (BO) – Passo della Futa (FI), lo svalico.
Attraversate le prime campagne a monte di Monzuno, il sentiero si addentra in un piccolo bosco di carpini, gestito a ceduo, e, successivamente, in un bel castagneto coltivato, dove è possibile ammirare qualche bella pianta secolare. Una volta raggiunto il crinalino, con la gigantesca torre di telecomuncazioni che per i precedenti 3 km ha posto un velo di inquietudine sul vostro cammino, il percorso continua su strada bianca fino a Madonna dei Fornelli: è una piacevole carrareccia di crinale che regala ampie vedute sulle vallate adiacenti, oltre all’eventuale suggestione del passaggio sotto le pale eoliche di Monte del Galletto. Superata Madonna dei Fornelli, a cui vi appellerete più volte nelle vostre serate di bivacco, si sale di quota e si assiste ad un cambiamento del paesaggio circostante che diventa forestale e più appenninico. Si attraversano piantate di Abete e di Douglasia e ci si immerge in faggeta. L’itinerario prosegue, prevalentemente al riparo del bosco, fino al Passo della Futa, meta della tappa (oppure fino a Monte di Fò, a seconda delle sistemazioni scelte). Al passo è possibile visitare il cimitero militare tedesco dove riposano più di 30000 tedeschi, vittime della seconda guerra mondiale.
Oltre al piacere che solo una camminata nel verde di una foresta riersce a dare, questa tappa regala anche l’emozione di vedere qualche tratto dell’antica Flaminia Militare, strada romana, costruita nel 187 a.C., che collegava Arezzo a Bologna svalicando l’Appennino.

QUARTA TAPPA

Quarta tappa della Via degli Dei: Passo della Futa (Monte di Fò) – Bivigliano.
Ci sono voluti tre giorni per svalicare la dorsale appenninica, ma, con il favore della discesa, ne basteranno due per arrivare alla città dei Medici. Dal Passo della Futa si segue il sentiero di crinale (lo “00”) in direzione del Passo dell’Osteria Bruciata. L’ambiente circostante è quello che si incontra tipicamente in Appennino intorno ai 1000 metri di quota: un bosco di Faggio con qualche sparuta presenza, in questo caso, di Acero di monte, Cerro, Salicone, Nocciolo ed altri arbusti vari. Lungo il percorso, il panorama si apre più volte, sia sul versante emiliano che su quello toscano, con il Mugello e il lago del Bilancino sullo sfondo. Arrivati al Passo dell’Osteria Bruciata, non si trova alcun resto dell’antico edificio, ma solamente una grande lastra di arenaria, conficcata nel terreno, che riporta il toponimo del luogo. La pietra ha una forma triangolare che ricorda lontanamente la lama di un coltello, forse a richiamare la macabra leggenda legata all’osteria… (se vi incuriosisce, fate una piccola ricerca sul web). L’itinerario prosegue in discesa e, dopo 6 o 7 chilometri di bosco, si sbuca nella campagna di San’Agata. Le indicazioni escursionistiche della Via degli Dei invitano a proseguire lungo una strada bianca in direzione di San Piero a Sieve. Dopo poco più di due chilometri, la strada diviene asfaltata e si trasforma in una grande sofferenza per i piedi, abituati a due giorni di cammino su sentiero. Procedendo lungo i 5 km di asfalto (percepiti, almeno 10) si osserva il bel paesaggio agricolo e, in lontananza, si può riconoscere il massiccio del Monte Falterona che infonde un’aria di familiarità al cammino (sempre che siate romagnoli o casentinesi). Giunti a San Piero, una sosta per una birra ghiacciata è quasi un dovere morale, prima di intraprendere gli ultimi chilometri della tappa. Per questioni di tempo e di organizzazione del viaggio, noi abbiamo fatto una piccola variante al percorso, evitando il castello di Trebbio e tagliando direttamente verso Badia del Buonsollazzo, nei pressi di Bivigliano. Passando di fronte alla vecchia Abbazia, ora in stato di abbandono, la mente viene subito rapita dal dolce miraggio dei presunti piaceri che vi si potrebbero celare all’interno, soprattutto se è da quattro giorni che camminate in sola compagnia di una persona del vostro stesso sesso, per giunta assai maleodorante (come voi, del resto)… In realtà il nome della struttura ecclesiastica è Sanctus Bartholomoeus de Bono-Solatio, cioè “ben soleggiata” (fonte Wikipedia). L’immagine della Badia la trovate tra le foto dell’ultima tappa, dato che, in luce scarsa, il mio cellulare non scattava delle foto soddisfacenti.

QUINTA TAPPA

Ultima tappa: Badia del Buonsollazzo (Bivigliano) – Firenze.
Superato il vecchio complesso religioso del Buonsollazzo, si imbocca il sentiero che sale in direzione Monte Senario, piacevolmente ombreggiato da un bosco misto di latifoglie. Con una quarantina di minuti di salita costante, ma gentile, (lungo la quale, per la prima volta, si avvista la meta del viaggio guardando il panorama sulla piana fiorentina da uno spiraglio fra la vegetazione) si raggiunge la cima del Monte Senario, su cui si trova l’omonimo convento. Come ogni struttura religiosa montana che si rispetti, l’edificio è circondato da boschi. In particolare, scendendo dal convento in direzione Firenze, si attraversa un’imponente piantata di Douglasia che da queste parti sembra essere molto in voga (o almeno lo doveva essere una sessantina di anni fa, a giudicare dal diametro dei tronchi). All’interno del convento è presente un bar, dove prendere un caffè e assaggiare, nonostante l’orario mattutino, l’irrinunciabile “Gemma d’Abeto”, un liquore giallino e dolciastro, di quelli che a me non fanno impazzire per niente. Dopo caffè e ammazzacaffè, si riprende il cammino e, percorso un breve tratto di asfalto, ci si butta nella campagna seguendo un bel sentiero che costeggia dei campi di grano cosparsi di rotoballe. A un certo punto appare una panchina in legno a cui è stato piazzato di fronte un trespolo per il cellulare con delle scritte che inneggiano al selfie. Arrivati a questo punto del viaggio, ogni contegno morale è ormai perso e ci si produce volentieri in un sorridente autoscatto da mostrare ad amici e parenti. Sullo sfondo c’è Firenze, con l’immensa cupola del Brunelleschi, quasi sproporzionata, per la sua grandiosità, rispetto al resto del tessuto urbano della città (in foto il panorama è ovviamente indecifrabile, ma le nonne saranno comunque contente nel vedervi felicemente seduti su una panchina di assi di legno di recupero, in mezzo ad un campo di grano mietuto). Dopo la località “Vetta le Croci”, il sentiero prosegue sul crinale di una collina, fortunatamente (per noi viandanti) coperta di pini, fino a Monte Fanna, da cui si deve continuare il cammino su strada asfaltata fino all’abitato di Fiesole. Ormai il viaggio è giunto al termine e, dopo l’eventuale pausa nei bar o ristoranti della piazza di Fiesole (chi arriva dal cammino si ferma per pranzare a tutte le ore del giorno), si scende trionfalmente a Firenze.

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